Morale e teologia? Studiate la biologia

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Qual è il senso della vita? Perché l’essere umano prova l’istintivo desiderio di vivere? Per rispondere a queste e altre domande di genere esistenziale, gli uomini di solito si sono rifugiati nelle imponenti costruzioni filosofiche o nei profondi dogmi della fede religiosa. È proprio il ribaltamento di tutto questo che stupisce nell’ultimo libro di un eminente filosofo, il professor Paul Thagard, docente e ricercatore presso l’Università di Waterloo in Canada.

Nel suo ultimo libro, The brain and the meaning of the life, Thagard offre descrizioni dettagliate su come la scienza nel corso dei secoli è riuscita smontare alcune convinzioni morali e religiose (il pensiero come pura attività della materia celebrale, l’infondatezza dell’immortalità, la criticità del libero arbitrio…). Tuttavia il suo ragionamento non cade in uno scettico materialismo: anche riducendo il mondo a puri fenomeni biologici, si può dare significato e pienezza al valore della vita.

Prendiamo ad esempio gli animali, dice il professore. Se si osserva la vita di quelli meno portati alla socievolezza, ci si accorge che sono generalmente di salute più labile o comunque meno forti di quelli che invece vivono in comune o a stretto contatto con i propri simili. Già da questo si deduce che intrattenere rapporti d’amore o d’amicizia (fondamentalmente dei bisogni di tipo biologico) aiuta a dotare di senso la vita.

Così, associando questioni morali a fatti oggettivi che riguardano la struttura del cervello, Thagard cerca di gettare le basi per una morale fondata sulla scienza piuttosto che sulla religione. Forse che un giorno, nelle scuole, l’ora di biologia finirà per sostituire quella di religione?

Riccardo Moretti

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