Che effetto fa la musica al cervello?

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Che relazione c'è tra le note musicali e il nostro cervello? Cosa succede dentro la nostra testa quando suoniamo o componiamo un pezzo musicale? Il neuroscienziato e musicista Usa Jamshed Bharucha ha cercato di scoprirlo. Con esiti sorprendenti.

Insieme a Charles Limb, chirurgo che studia le neuroscienze applicate alla musica, Bharucha ha monitorato il cervello del musicista jazz Vijay Iyer con uno scanner cerebrale, mentre suonava un pezzo al pianoforte, in un momento di intensa concentrazione. In seguito, tutti volevano sapere cosa stesse accadendo dentro la sua testa.

Limb ha messo insieme musicisti jazz e rapper analizzandone con lo scanner le funzioni cerebrali, sottoponendoli a risonanza magnetica funzionale mentre creavano musica o “rappavano” Tale sistema misura l'afflusso di sangue nel cervello

Le immagini di questi 'cervelli creativi' hanno rivelato un'attività complicata, ma è emerso un dato su tutti, ossia un certo calo delle attività nella corteccia prefrontale, associata all'analisi cognitiva e al pensiero astratto. Questa zona del cervello, durante l'attività musicale, non si 'spegne' ma mette in secondo piano alcuni processi solitamente messi in primo piano, come l'auto-monitoraggio cosciente, ossia la preoccupazione di svolgere un compito o un gesto correttamente.

Secondo gli scienziati, dunque, una parte del cervello associata al sé autobiografico e all'auto-riflessione diventa più o meno attiva nei musicisti intenti a comporre un brano. L'improvvisazione può avvenire a diversi livelli, ma i musicisti esperti hanno una maggiore capacità di improvvisazione e a un livello profondo rispetto alla gente comune. “Non so come la società umana sarebbe sopravvissuta se non fosse stata creativa," ha detto Limb. "Non posso fare a meno di pensare che ci sia una biologia in tutto ciò che facciamo musicalmente" continua.

Ma non solo. Secondo i ricercatori, la musica ha anche un potere terapeutico, soprattutto per i soggetti con problemi neurologici con lesioni cerebrali, o affetti da morbo di Parkinson e ictus che hanno perso parte delle loro funzioni. Il contenuto emotivo della musica infatti è in grado di aiutarli ad accedere di nuovo a queste funzioni.

Francesca Mancuso

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