La scienza oggi, Klein: Galileo e gli indiani

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Cos'è la scienza, come si colloca nella civiltà di oggi e quali sono i suoi problemi? Questi sono alcuni interrogativi che si pone Etienne Klein, dottore in filosofia delle scienze, professore universitario e fisico presso il Commissariato per l'energia atomica francese, nel suo ultimo libro che riporta un titolo (Galileo e gli indiani. Per non liquidare la scienza a causa di un cattivo uso del mondo) che sembra voler partire da molto lontano.

Nel corso di una conferenza, Klein ha incontrato un gruppo di Kayapo, un popolo indigeno del Brasile che conta ormai poche migliaia di individui. Si tratta di un incontro rivelatore, che innesca una serie di riflessioni a partire dal rapporto che le civiltà hanno, o hanno avuto, con la natura. Il limite che caratterizza la cultura occidentale da Galileo in poi, è la separazione della natura dall'uomo.

Ciò che gli antropologi e gli etnologi sanno da sempre è che la natura non è separata dall'uomo, mentre questo è proprio ciò che è avvenuto nella cultura occidentale. “Galileo ha posto le basi teoriche e sperimentali della scienza moderna”, sembra aver scoperto solo recentemente Klein, il quale precisa che la conseguenza della dottrina di Galileo è che noi possiamo raggiungere le verità razionali attraverso la matematica, mediante una operazione che egli stesso chiama “trascrizione matematica della natura”.

Questo ha causato un mutamento di rotta nella coscienza occidentale. La conseguenza di tale ragionamento è che si starebbe consumando una separazione tra scienza e società, senza che se ne conoscano le cause profonde. La riflessione di Klein prosegue attraverso una ricognizione storico-filosofica su alcune correnti di pensiero intercorse negli ultimi secoli nella cultura occidentale, e individua tre scuole di pensiero che continuano a insidiare il 'corretto' modo di intendere la scienza: scientismo, relativismo e tecnoscienza.

Allo scientismo Klein attribuisce la responsabilità per cui la scienza può rispondere a tutti gli interrogativi posti dall'uomo, compresi quelli metafisici: la scienza potrebbe spiegare non solo l'universo fisico ma anche tutti gli aspetti della vita, indicandoci il bene e il male. Dice Klein ironicamente che ancora oggi c'è qualche scienziato che si dichiara prossimo a scoprire la “teoria del Tutto”.

Il relativismo è ancora più pericoloso in quanto convinzioni personali e intuito possono mettere in discussione le verità scientifiche già accertate. La tecnoscienza è quanto di più attuale ci possa essere: il destino delle idee è imponderabile ed è impossibile stabilire aprioristicamente a quali conseguenze le idee possano condurre. Ma la logica del profitto tende a utilizzare la ricerca esclusivamente per scopi prestabiliti, per creare tecnologie da utilizzare nella società consumistica e capitalistica: sarebbe insomma prossima alla fine la ricerca scientifica finalizzata esclusivamente alla conoscenza. Se chiede a se stesso cosa si debba “salvare” della scienza è perché ritiene che questo problema esista realmente, per cui propone una soluzione che consisterebbe nella promozione di un legame più profondo tra scienza e filosofia.

Ma quale sarebbe il corretto modo di intendere la scienza? Klein va poco oltre una definizione romantica, secondo cui la scienza sarebbe la ricerca della conoscenza. Il limite culturale che sembra affliggere questo scienziato è che dichiara il suo ritardo rispetto a quanto etnologi e antropologi sanno da decenni relativamente alla presenza di un punto di vista “altro” rispetto a quello della cultura occidentale. La natura è legata in modo indissolubile all'uomo: è vista così da tutte le culture tranne che dalla nostra e ciò indica un imbarazzante retroterra etnocentrico, sorprendente per uno scienziato come Klein. Probabilmente è proprio questo il problema che fa di 'Galileo e gli indiani' un saggio molto complesso, pur nella sua apparente semplicità, e che tuttavia non può considerarsi tra le migliori prove editoriali dell'Autore.

Etienne Klein, Galileo e gli indiani. Per non liquidare la scienza a causa di un cattivo uso del mondo, Editoriale Jaca Book, Milano, 2010.

Pasquale Veltri

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