Su Facebook, nuova ed insolita regolamentazione della privacy

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A partire dalle scorse settimane, il popolare social network Facebook ha iniziato ad applicare delle nuove regole in tema di riservatezza dei dati, di relativi diritti e di eventuali responsabilità.

Particolarmente meritevole di attenzione è soprattutto il quarto punto della rinnovata “Normativa in materia di privacy”, che regolamenta la fruizione del servizio.

All’interno di tale paragrafo, è infatti possibile cogliere una prima precisazione del gestore, secondo il quale “per garantire l’utilità della tua esperienza sociale fuori da Facebook, occasionalmente dobbiamo fornire le tue informazioni generali a siti web e applicazioni di terzi preapprovati che usano la piattaforma nel momento in cui vi accedi (se contemporaneamente sei su Facebook)”.

Arrivati già a questo, ingarbugliato punto della Normativa, inizia a risultare opportuno porsi alcune domande.

La prima: a chi e per quali reali ragioni si vuole garantire, “fuori da Facebook”, una qualche “utilità” della “esperienza sociale” dei singoli fruitori?

Ancora: da chi, ed in base a quali criteri, tali “siti web e applicazioni di terzi” sarebbero stati “preapprovati”?

Ed infine: quale garanzie offrirebbe la pretestuosa condizione del contemporaneo utilizzo della piattaforma da parte tanto dell’utente che dei siti terzi, dal momento che gli operatori interessati a raccogliere dei dati saranno, probabilmente, collegati a Facebook 24 ore su 24?

Le anomalie ed i punti oscuri della Normativa non finiscono però qui. Perché il testo delle disposizioni sopra citato precisa in seguito che “analogamente, quando i tuoi amici visitano un’applicazione o un sito web preapprovato, quest’ultimo riceve le informazioni generali su di te”.

In pratica: i nostri dati rischiano di finire in mano a degli sconosciuti non solo quando siamo noi a trovarci su Facebook, ma anche quando è un nostro “amico” a connettersi o a visitare una delle pagine preapprovate. E tali dati saranno tanto più numerosi, quanto più saranno larghe le maglie delle impostazioni sulla privacy definite dai singoli utenti, e, ancora, quanto più saranno dettagliate le informazioni pubblicate da questi ultimi (compresi anche foto, messaggi e post, inviati e ricevuti).

Quali, a questo punto, le rimanenti tutele concesse agli utenti, in seguito ad un così invasivo trattamento loro riservato?

In teoria, Facebook concede ai propri fruitori la possibilità di conoscere l’elenco completo di tutti i siti web autorizzati a tali accessi, elencati nella relativa pagina all’interno dello stesso Facebook (http://developers.facebook.com/about_platform.php).

Peccato però che tale pagina, redatta esclusivamente in lingua inglese, sia raggiungibile in maniera tutt’altro che immediata o intuitiva. E che al momento risulti, per giunta, evidentemente priva di qualsivoglia lista.

Alberto Marangio

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