Ancora lontano un accordo tra Google e Cina

Cina risponde Google

La risposta cinese a Google non si è fatta attendere. La portavoce governativa Jang Yu ha annunciato la versione ufficiale: le imprese straniere "sono le benvenute" su Internet se “agiscono in accordo con la legge cinese. Che in diplomatichese vuol dire: potrete rimanere solo se farete quello che vogliamo noi.

Poi, utilizzando il metodo della carota e del bastone, ha aggiunto : "in Cina Internet è aperta, noi incoraggiamo lo sviluppo di Internet". Nella realtà, però anche social network e siti di condivisione come Youtube, Facebook e Twitter sono vittime della censura cinese.

L’antefatto della vicenda  è sostanzialmente questo. Google, dopo aver subito degli attacchi informatici provenienti dalla Cina, che miravano ad ottenere informazioni riservate sugli utenti cinesi di Gmail, ha tolto i “filtri” richiesti dalla Cina e ha minacciato di chiudere le sue attività nel grande Paese asiatico.

BaiduA rendere più difficile il raggiungimento di una soluzione di compromesso ci sono le dichiarazioni di Wang Chen, ministro dell'Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato, che ha precisato come in Cina, l’informazione su Internet, debba contribuire a "guidare l'opinione pubblica". La rete, come il resto dell’informazione, deve essere al servizio del regime.

Cosa farà ora Google? Sarà disposto a uscire da un mercato che conta 360 milioni di utenti Web? E favorire, così, il suo rivale cinese Baidu.com. D’altro canto, cercare e trovare, un accordo con chi palesemente non rispetta la libertà di opinione, potrebbe danneggiare la sua immagine nei paesi democratici. Per adesso la situazione appare complessa. Vedremo a breve che cosa succederà.

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