La Cina alla conquista del mondo scientifico

la ricerca scientifica in Cina

L'espansione cinese non si ferma. Dopo aver conquistato un ruolo chiave nell'economia e nella politica mondiale, la Cina si accinge a conquistare l'egemonia nel mondo scientifico. La rivista americana New Scientist afferma che il Paese più popoloso del mondo non solo ha superato l'Europa nella ricerca scientifica ma, entro il 2020, potrebbe anche soffiare il primato mondiale agli Stati Uniti.

I dati parlano chiaro. Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, tra il 1995 e il 2008 la spesa lorda della Cina in ricerca e sviluppo è cresciuta a un ritmo del 18% annuo. Spesa che posizionerebbe la Cina prima di qualsiasi stato europeo e al terzo posto dopo USA e Giappone nella graduatoria mondiale.

Crescono gli investimenti e cresce il numero di 'cervelli'. Solo nove anni fa la popolazione universitaria cinese contava 5 milioni di individui, oggi ne conta 25 milioni. L'aumento del numero di studenti ha determinato una crescita stupefacente in termini di pubblicazioni scientifiche. Dai 20.000 articoli scientifici prodotti nel 1998, si è passati ai 120.000 del 2009. La Cina si posiziona così al secondo posto dopo gli Stati Uniti che restano sul gradino più alto del podio con 350.000 articoli scientifici.

Riusciranno gli Stati Uniti a mantenersi saldi al primo posto anche nel 2010? Forse. Certo è che non sarà facile. Comparando il ritmo di crescita della Cina a quello degli Stati Uniti (30% negli ultimi 10 anni) si può avere un'idea l'entità della sfida.

Quantità non è sempre sinonimo di qualità. Misurare il volume delle produzioni scientifiche è relativamente semplice ma misurarne il valore richiede uno sforzo supplementare. Per determinare la qualità del sapere scientifico 'made in China', la rivista New Scientist ha puntato sulle collaborazioni internazionali. Questo è quanto è emerso: circa il 9% delle pubblicazioni scientifiche cinesi hanno un co-autore negli Stati Uniti e le collaborazioni con scienziati giapponesi e britannici sono tuttora in aumento. Per quanto riguarda la regione Asia-Pacifico non sono da sottovalutare le frequenti collaborazioni con Australia, Singapore e la Korea del Sud.

Se non puoi combatterli, fatteli amici. La Cina sta portando a termine la transizione da economia manifatturiera ad economia del sapere, basata su ricerche fatte da istituzioni proprie. Le implicazioni per il futuro sviluppo industriale mondiale sono enormi.

La domanda non è più se collaborare o meno con la Cina. L'interrogativo al quale l'Europa deve trovare una risposta adesso è: cosa possiamo offrire alla Cina perché voglia collaborare con noi?

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